Shriek when the pain hits during interrogation

Shriek when the pain hits during interrogation. Reach into the Dark Ages to find a sound that is liquid horror, a sound of the brink where man stops and the beast and nameless cruel forces begin. Scream when your life is threatened. Form a noise so true that your tormentor recognizes it as a voice that lives in his own throat. The true sound tells him that he cuts his flesh when he cuts yours, that he cannot thrive after he tortures you. Scream that he destroys all kindness in you and blackens every vision you could have shown him.

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How many times

must I die

before I can finally be reborn

and so live forever

unbloomed.

I forgot how to breath

but

I wear all the scars

that life wrote on me

and this gives life to universe.

Yet,

I cannot find the spider.

 

Sabrina D’Alessandro

Studio onomatopeico e paranomastico

Fa freddo ed il respiro si condensa. Cammina, senti un sussurro sottile di voci. Fermati, solo un danzare di foglie. Chiudi gli occhi e affoga nel silenzio di un respiro. Aprili e senti il sibilo sinistro della pioggia. Continua ora a camminare, ora a correre ed il tuo affanno è sempre più pesante. Riesci a percepirlo?
Fa ancora freddo, ma adesso fa anche paura. Di cosa hai paura? Che il bramoso brulichio della solitudine ti assorba come nebbia nel nulla delle notte nera?
Svegliati e comprendi il buio della tranquillità.

Sabrina D’Alessandro

Favole

Un post punk post sbornia passeggia nel bel mezzo di un paesaggio post nucleare, non ricorda bene cos’è successo alla società post industriale, ma nel frattempo pensa a poesie post futuriste sulla vita in un mondo post apocalittico.

 

Sabrina D’Alessandro

PREMIO SIANI 2017 “In via Castello sfidando la paura: restare o partire?”. Analisi e considerazioni.

Si ottengono meravigliose sensazioni dalle pistole. Si ottengono risultati dalle pistole, la sola parola grida orgoglio e gli abitanti di Torre Annunziata lo sanno bene.
Bisogna avere una buon attacco ed una buona difesa. Troppi cittadini si sentono improtetti di fronte all’aggressività animale dell’uomo e lasciano tutto ad enti superiori, arrendendosi e spianando la strada alla corruzione. Camorra, autorità statali; la responsabilità del dominio va da chi sa coglierla, accompagnata dalla più elegante delle armi, la paura. Essa lavora sui pensieri e sulle credenze, forza l’ansia a livelli strazianti, suona le insicurezze come un violino e usa l’atroce melodia prodotta per stordire le menti. La paura si nutre di essa stessa: basta innescare il meccanismo ed i greggi umani saranno guidati sino agli strapiombi, immobilizzati sull’orlo del precipizio dalla loro stessa angoscia. Una volta messo in moto, il terrore non ha tregua.
E allora?
Fuggire da questa situazione o restare e lottare?
Per Nicola, lasciarsi tutto alle spalle è sinonimo di codardia e sintomo di una mancanza di forza che impedisce di reagire e combattere; allo stesso modo, per Crescenzo, rimanere e indugiare su un tale orizzonte di polvere, offerente di un’esistenza priva di essenza, è semplicemente impensabile.
Non è facile andar via, accettare che il tuo Paese non ha nulla da offrirti, che ti soffoca, che ti sta distruggendo i sogni; come non è facile restare e dargli una nuova possibilità, accontentarsi di una routine che ti toglie l’aria, della violenza ormai familiare, di un futuro che non è futuro.
La politica purtroppo non riesce ad attivarsi adeguatamente, ma essa conserva ancora qualche figura di rilievo in cui confluiscono le speranze dei giovani del quartiere, come Sandro Pertini.
Ma come mai non si riesce ad agire con determinazione contro la criminalità organizzata? Evidentemente, la risposta sta nel comprendere l’esistenza di un problema di fondo, dovuto non solo all’integrazione di interi partiti nel giro, ma anche e soprattutto al circulus vitiosus del riciclo di denaro “sporco”, asfissiando, inevitabilmente, l’imprenditore corretto ed onesto che, quindi, è spesso costretto a piegarsi sotto il peso insistente di una società non più sana, che ha perso di vista il fine stesso per cui è stata creata, l’uomo, obbligato, dunque, ad unirsi alla criminalità organizzata più per questioni di disoccupazione, che per una “scelta” personale; alternativa alla quale sarebbe, appunto, cercare lavoro altrove. Tertium non datur.
Punctum saliens, niente è più sicuro o sacro quando la manipolazione non si limita alle persone, ma all’economia, alla socialità e alla democrazia. Spinti, tirati, sollevati, schiacciati, cavie sottoposte a mille sollecitazioni, sballottati, incapaci di reagire, bloccati in una cosciente catalessi, desiderosi di pace, ignorando cosa sia davvero. “Il buon senso c’era; ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune” ci dice Manzoni (I promessi sposi; cap. XXXII); d’altronde, di fronte al dolore, esso conta meno di zero. Lo stesso senno umano echeggia come uno sberleffo in un mondo di svastiche, dove sembra possibile riuscire a costruire tutto ciò che annienta l’uomo.
Partire o restare? Non importa. Quel che conta è prendere una decisione e portarla avanti con coraggio, cancellando quel senso di appartenenza ad una colonia addormentata in un paesaggio fossilizzato che ha spezzato i suoi legami con lo scorrere del tempo. Uno scenario da brivido, i cui registi e attori sanno nascondersi per bene. Star fermi non è d’aiuto.
I cittadini di Torre Annunziata sono stanchi di chiedere alla cenere, prima che diventi polvere, per quanto ancora dovranno nascondersi nelle tenebre. La voglia di urlare è tanta, come la paura di aver coraggio.
E voi, fautori della malavita, emancipatori dell’uomo stesso, distruttori della famiglia, genealogisti della paura; voi, il cui nome è e sarà sempre circondato da un alone di fumo tossico, siate soddisfatti: sarete stati i profeti di un futuro abominevole e i vostri discepoli ne saranno i pontefici.
Fiat iustitia et pereat mundus.

 

Sabrina D’Alessandro

Primi

Ti cercherò finché avrò ancora ossigeno in corpo,
supererò il tempo, spezzerò le astrattezze della realtà, gli intagli scheggiati delle mie sfaccettature,
i miei difetti, i tuoi, quelli che il mondo ci pone..
i nostri limiti e quelli che il mondo ci porrà.
E vivremo come mai prima accadde in questa galassia
e oltre ancora,
saremo il suo cuore, il suo combustibile e il suo scopo d’origine, la sua variabile unica e costante.
Prenderemo parte delle sottili anatomie di pensiero e sogno, sfiorate dai miei occhi che viso in viso ai tuoi
cercheranno di lasciarti gli ultimi nudi riflessi, come affidandoti lucentezza, come offrendoti un’anima, che vitrea, si innamorò
di una metà distante Lune.. per il raggiungimento ultimo della Luna stessa.
Danzeremo insieme, tra i ruscelli, le costellazioni e le strutture metafisiche di ogni nota affidataci per dono.
Ci completeremo come il sangue per l’acqua, la pelle per il vento e la carne per la terra.
Visiteremo le nebulose dall’interno e chiederò loro di colorarsi per te, purché nessun’altra stella decida di provare ad eguagliarti.
Le rose perderanno pace e profumo il giorno che il Sole inchinerà il proprio corpo alla tua corona.
Saturno svestirà il proprio
se pur di rendere a te i suoi anelli,
Venere tingerà le tue guance delle proprie Aurore
e i cieli d’ogni dì correranno al riparo per il timore d’esser vinte dalla luce tua.
Tu che sei la sola ed unica formula per la mia felicità..
Tu che ne plasmi il dolce e la rendi forse l’unica reale emozione possibile per me,
si per me, che ancora scongiuro nel volerti desiderare,
per me, che avrei privato la primavera del suo affiorare al mondo, pur di rinascere tulipano e morire margherita sul tuo petto.
Per me, che rimarrò in eterno, un eterno me, soltanto me
senza di te.

 

Sabrina D’Alessandro